martedì 4 novembre 2014

Addio.

Forse non lo aveva mai capito davvero prima; non sapeva di amarlo così tanto.
Sì, sapeva di amarlo, e sapeva anche di amarlo tanto, ma sapete quelle cose che si dicono: "Ti amo più della mia stessa vita, più di ogni altra cosa al mondo"? Avete presente quando lo dite? Non che non lo pensiate sul serio, sapete che è così ma non ci date mai troppo peso mentre lo dite; lo si dice e basta perché si sa che è così o quantomeno si sa che dovrebbe esserlo.
Non sapeva di amarlo così tanto.
Sapeva di amarlo tanto ma non si rendeva realmente conto di quanto.
Invece lì si, lo stava capendo, quanto davvero sentisse di amarlo, e non faceva che  odiarsi perché "lì, quell'istante" era tardi.
Lo teneva stretto fra le braccia e lo stava perdendo, lo guardava mentre lentamente la lasciava.
Lì sì che trovava il senso nella frase "Tengo a te più che alla mia stessa vita", perché davvero in quel momento avrebbe voluto poter prendere il suo posto, perché vederlo morire era un dolore per lei straziante.
Lì si che capiva essere vera la frase "Ti amo più di ogni altra cosa al mondo" perché mentre lo perdeva in realtà sentiva di perdere tutto, non le sarebbe rimasto nulla di davvero importante.
Lui ormai era la sua vita e se ne stava andando; cosa avrebbe fatto lei?
Intanto il corpo di lui si abbandonava sempre di più tra le sue braccia; il sangue gli usciva dal fianco a fiotti, e gli occhi fissi su di lei, sempre più socchiusi.
Lei si era strappata la camicia e la usava per tamponargli la ferita, mentre intanto piangeva dicendogli di farsi coraggio, che sarebbe andato tutto bene.
Lui sapeva che sarebbe stato inutile, che non ce l'avrebbe fatta, ma la lasciava fare, in modo che lei non si incolpasse in futuro di non aver fatto tutto il possibile.
Anche lui la amava tanto, odiava vederla soffrire in quel modo, e ancora di più odiava essere lui a farla soffrire; stava morendo eppure riusciva a sentirsi in colpa per questo.
Avrebbe preferito morire da solo, così che quando lei lo avrebbe saputo sarebbe già tutto finito, invece aveva la consapevolezza che lo avrebbe visto morire, e la morte non si dimentica, lui lo sapeva bene.

L'ambulanza arrivò tardi.
I medici arrivarono correndo ma trovarono solo un corpo inondato di sangue, e una ragazza chinata su di esso che piangeva.
"Ci dispiace tanto signorina" le ripetevano, mentre lei non riusciva a dir nulla se non "ditemi solo che è un terribile incubo".
Poi la allontanarono, e lo portarono via.

mercoledì 11 giugno 2014

Nessun risentimento alcuno.

Si sentiva a posto con la coscienza. Non c'era nulla che la turbava, forse solo il fatto che l'aver compiuto quel gesto non la turbasse. Si aspettava dei sensi di colpa talmente forti che l'avrebbero indotta a pensare al suicidio. Se li aspettava e aveva già cominciato a prepararsi, e invece nulla.
Quello che provava era il nulla più totale. Non riusciva a comprendere tutto questo, possibile che non le importasse? Insomma, lei lo aveva ucciso, e lo aveva fatto progettando il tutto. Era una cosa grave, e allora perché questa apatia? Forse il progettare a lungo una cosa simile la aveva totalmente presa dal sorvolare su ciò che effettivamente stava facendo, ma ora lo aveva capito. Lei aveva appena posto fine a quella vita, ma non aveva alcun risentimento. Aveva odiato così tanto quell'uomo che ora non le importava più nulla. Lo aveva odiato a tal punto, che non era neanche felice di liberarsene, semplicemente sapeva che doveva farlo. Esatto, era questo. Lei doveva ucciderlo. Lei lo aveva fatto.

venerdì 6 giugno 2014

Ingiustizia.

Ho visto Dio rapire
chi puro era d'animo.
Ho visto il Male andare avanti
e il Bene schiacciato.
Ho visto padri ferire
e figli senza voglia di vivere.
Ho visto gente uccisa
e assassini in libertà.
Ho visto tanta ingiustizia.
Ho visto un mondo pessimo.
Ho visto chi conta annuire compiaciuto.

domenica 2 marzo 2014

Cristina e i saggi brevi sul suicidio

"Tutto così silenzioso intorno a me e la mia anima è tranquilla. Ti ringrazio mio Dio, che negli ultimi istanti di vita mi fai dono di questo calore, di questa forza".
Ultimi attimi di vita, è così che affronta la morte un  giovane suicida. Immensa tranquillità, mentre si scrive una lettera alla propria amata, colei che fino ad ora è stata l'unica ragione per cui continuare a vivere, l'unica, perché il resto, tutto il resto, ti ha già deluso e vuoi evitarlo.
Ti sei arreso, non conta più nulla per te in questo mondo, nulla se non lei. Ma lei non è tua, lei è di un altro che non la merita, non quanto te e anche questo ti ha deluso.
Ma a questo non ti arrendi, questo ha continuato a contare.
Ti è bastato vivere della sua esistenza "io ci sono perché lei c'è", ma ora basta, sei arrivato al culmine, perché la tua unica ragione di vita ti provoca solo dolore e il tuo corpo chiede aiuto, chiede di farla finita e la sua voce ti rimbomba nella testa, giorno e notte, e non si ferma, continua ad urlare "basta! basta!" ininterrottamente, e non ce la fai più"basta!" devi darle ascolto, farla finita,"basta!" è giunto il momento.
Ed è così che prendi la sua foto, la guardi un ultima volta, le dai un ultimo bacio, mentre ti punti una pistola carica alla tempia.